A metà degli Anni “70, periodo in Italia durante i quali le lotte politiche si erano fatte più intense soprattutto per quanto riguarda le manifestazioni di piazza e le rivendicazioni sindacali, Nocera finì addirittura in televisione e con un programma interamente a essa dedicato. 
Accadde la sera del 1° maggio del 1976, in diretta, in occasione della “Festa del Lavoro”.
Su sollecitazioni delle forze sindacali regionali e provinciali, la RAI s’interessò alle manifestazioni di protesta di braccianti e raccoglitrici d’ulivo che si erano svolte in quegli anni ed erano ancora in atto a Nocera contro i sistemi padronali.
L’obiettivo del momento, dei Sindacati e dei lavoratori noceresi, era quello di fare assegnare alla cooperativa “La Proletaria” un vasto terreno di un latifondo di proprietà dei Quintieri  ai piedi del Piano di Tirena lasciato quasi completamente incolto da una famiglia tra l’altro, aloro dire, in via d’estinzione. Le strutture burocratiche preposte all’attuazione di questi programmi di esproprio esistevano sin dal 1944 e non erano mai state disciolte. La speranza degli autori della trasmissione e degli organizzatori noceresi era quella di scuotere l’immobilismo nel quale queste strutture stagnavano ormai da decenni costringendo in particolar modo la Commissione Prefettizia per le terre incolte a tornare a interessarsi della problematica, visto che non ci si riuniva ormai da oltre trent’anni.
Il programma televisivo prevedeva anche un cortometraggio del regista L. Doddoli che intendeva rievocare l’occupazione delle terre dell’ormai lontano 1946. Il regista, con una metafora espressa in maniera infelice, pensò di far entrare dei braccianti  noceresi, a mo’ di animali, in delle piccole gabbie costruite con stecche di legno. Poi, sopraggiungeva il vecchio presidente della cooperativa “La Proletaria”, Francesco Macchione, e li liberava. Questo tipo di filmato, è ovvio, non fu bene accolto dai noceresi non di Sinistra. A loro avviso, dava un’immagine del paese molto retrograda. Inoltre, il ricordo di “Mondo cane” era ancora fresco nella memoria di tutti. Le riprese, così, trovarono varie opposizioni e alcuni ostacoli pratici. Si verificò pure qualche scontro fisico tra alcuni noceresi e gli operatori. Il grido di scherno che si sentiva nel paese, rivolto agli esponenti di Sinistra, era “’E cagge”! ‘E ‘cagge!”. Dove per “caggia” s’intendeva “gabbia”.
Per sedare gli animi, si organizzò allora un dibattito nella sala del “Cinema Graziano” (il proprietario era il vice sindaco del paese e segretario del PCI) per chiarire le posizioni degli operatori, della Sinistra nocerese e manifestare da entrambe le parti politiche ognuna il proprio dissenso in maniera civile senza giungere a discussioni violente.
Poi, il 1° maggio, la manifestazione iniziò al mattino con un corteo che, partendo dalla piazza, si diresse verso le terre di Quintieri, per effettuare un’occupazione simbolica. Il corteo, aperto da uno striscione che recitava “Da Melissa a Nocera”, si dipanava per circa un chilometro. Tale affluenza di gente fu dovuta al fatto che erano state invitate le delegazioni sindacali di tutta la regione che non fecero
mancare la loro presenza. Dopo una marcia di dieci chilometri, sotto gli occhi delle telecamere, le terre furono simbolicamente occupate  

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Foto: Archivio Lotte - altralamezia.org

Alla sera, andò in onda in collegamento diretto dalla piazza del paese la classica ricorrenza del “1° Maggio” con comizi, canzoni e bandiere rosse. Due furono le postazioni televisive, una collocata davanti alla Chiesa di San Giovanni  Battista e l’altra all’angolo del “Tabacchino Marasco”. La piazza era gremita. Ma non solo di gente di Sinistra ma anche di giovani e persone di fazioni politiche contrarie, attratti dalla prospettiva di essere visti in tutt’Italia in televisione da parenti e familiari emigrati. Apparire in televisione, anche per un solo istante, era ritenuto un fatto eccezionale.

Quella sera andarono in onda sia il filmato della simbolica occupazione del mattino che quello delle “cagge”.
Di quei giorni rimase un grido, che non si dissolse mai, durò per anni e ancora oggi è ricordato a mo’ di scherno e di condanna contro chi, sicuramente inconsapevole, non aveva dato una bella immagine della figura umana dei lavoratori noceresi. Non un’immagine dove sembrava che vivessero da sfruttati ma con dignità ma una rappresentazione distorta che li mostrava ridotti a vere e proprie bestie. Il grido era “’E cagge”! ‘E ‘cagge!”.

Tratto da "NOCERA TERINESE Storia e Storie" Vol. 4 - Dal dopoguerra 1915-18 al duemila di Adriano Macchione (Ma.Per. Editrice)

 

Corteo e occupazione delle terre di "Quintieri" 1° maggio 1976 (Fonte: Teche RAI)

  

 

Tarantolati di Tricarico, concerto del 1° maggio 1976 a Nocera Terinese, trasmesso dalla RAI (Fonte: profilo Facebook)

 

 


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