Nel 1919 si svolse a Nocera una Festa di San Giovanni molto speciale, perché, finita la guerra, si volle accogliere al meglio i reduci del paese.
Il 22 e il 23 giugno si tenne la solita fiera degli animali, ormai in crescente successo. Durante la settena, allietata dal suono della banda cittadina, furono sparati i mortaretti.

vecchio altareLa sera del 22, dalla piazza, che usufruiva dell’illuminazione a gas acetilene, fu la volta dei fuochi artificiali.
Intervenne la banda di Conflenti che suonò sul palco.
Il 23 giunse a Nocera il vescovo Giuseppe Leo
“tenendo pontificale” nel vespro.

Il giorno dopo celebrò una messa solenne assistito da quattro parroci dei paesi vicini (il parr. Ruffa, il parr. Arcuri (sic?), il parr. Caravia e il sacerdote Nicastri).
Furono presente gran parte della popolazione e moltissimi forestieri.
La devota Gasparina Rizzuto di Felice, durante la processione, offrì a S. Giovanni un voto di 100 lire per l’acquisto a beneficio della chiesa matrice di un oggetto sacro.

Don Francesco Pontieri acquistò così un calice dalla casa “Tanfani e Bertarelli” in Roma, con piede di metallo argentato, cappa argentata dorata e rispettiva patena dorata con la dedica: “Gasperina Rizzuto a San Govanni Battista il 1918”. Il calice fu poi consacrato.
Il 25 il vescovo Leo celebrò la prima cresima. Furono circa trecento i ragazzi e le ragazze che ebbero il nuovo sacramento.
Il 26 giugno Leo ritornò a Nocera per consacrare l’altare maggiore di marmo, come aveva promesso a don Francesco Pontieri, che così poteva togliere la sopraposta pietra sacra. La funzione, lunghissima, durò quattro ore. Le SS.me reliquie dei martiri S. Vincenzo, S. Fortunato, S. Bonasi e S. Giuseppe vescovo furono poste sul sepolcretto, con l'indulgenza di giorni 50. Alla sera, poi, il vescovo partecipò alla processione del
“Corpus Domini” portando il SS. Sacramento.


Utenti online

Abbiamo 81 visitatori e nessun utente online