Nel prosieguo della storia della classe contadina nocerese, come già detto, per la "Proletaria" ci fu sempre da soffrire.

Le lotte appena concluse avevano portato una pace solo fittizia. Negli anni immediatamente successivi, infatti, sul piano legale seguì una serie infinita di vertenze tra essa, i De Luca e altri proprietari per i più svariati motivi.

Nel 1950, il 1° marzo, a distanza di quattro anni dall’occupazione delle Macchie, Nocera fu di nuovo teatro di una protesta dei ceti contadini.

A questi, ancora una volta, si affiancarono cittadini di altre classe lavorative, come, per esempio, operai, commercianti, artigiani. La partecipazione, stavolta, fu in gran massa. Segno che i tempi stavano cambiando, che il malcontento era forte, che i “padroni” facevano meno paura.

Dopo il fondo De Luca, la Cooperativa fece domanda anche per avere il fondo di “Campodorato” di Leopoldo Rossi per 1.000 tomolate e di Felice Ventura per 50 tomolate. Non vi fu alcuna risposta da parte della Commissione e dunque la Cooperativa presentò ricorso, così come risulta dal Registro dei Ricorsi n. 10/50 e 11,14/50 della Pretura del Tribunale di Nicastro.

A seguito dei "Decreti Gullo" nacque una mobilitazione generale in vista delle tanto agognate, e ormai facilmente raggiungibili, occupazioni delle terre. Il nuovo decreto sarebbe andato in vigore il 17 settembre 1946 e fu quella la data che, automaticamente, fu stabilita per le occupazioni. 

Atto di costituzione della coperativa "La proletaria"

A Nocera "La Proletaria" fu costituita il 26 novembre 1944 con atto del notaio di Nocera Felice Ventura fu Pasquale nel suo studio in Via Valle.
La denominazione la riportava quale cooperativa di produzione e consumo a responsabilità limitata. L’atto di costituzione ancora si conserva.

Un comizio dell'on. Fausto Gullo

Le nuove disposizioni concedevano in coltura alle “associazioni di contadini regolarmente costituite in cooperative o in altri enti” i terreni di proprietà privata o di enti pubblici che risultavano “non coltivati” o, anche, “insufficientemente coltivati”.

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