l 21 aprile 1944, dopo la svolta di Salerno che vide quale principale fautore Palmiro Togliatti, il generale Badoglio potè formare un nuovo governo di coalizione in cui entrarono a far parte tutti i partiti del C.L.N., compresi anche i Comunisti, ai quali fu assegnata la vicepresidenza del Consiglio, ricoperta dallo stesso Togliatti.
Quale nuovo Ministro dell’Agricoltura e Foreste fu incaricato il calabrese Fausto Gullo, comunista. Questi, in più di un’occasione, tenne dei comizi anche a Nocera.
Da ministro, conoscitore delle problematiche meridionali, emanò i famosi decreti-legge, meglio conosciuti come “Decreti Gullo”.
Tra questi, il più importante fu il quarto, il n. 279 del 19 ottobre 1944, emanato per risolvere i problemi delle terre incolte.
Esso applicò una legge del lontano 1899, sino ad allora tenuta in naftalina, che autorizzava lo Stato e i Comuni a espropriare le terre incolte per concederle ai contadini.
Le nuove disposizioni concedevano in coltura alle “associazioni di contadini regolarmente costituite in cooperative o in altri enti” i terreni di proprietà privata o di enti pubblici che risultavano “non coltivati” o, anche, “insufficientemente coltivati”.
In pratica questo decreto-legge era una leggittimazione istituzionale per le occupazioni spontanee dei contadini. Prendeva il via, di conseguenza, un vero e proprio movimento di grandi dimensioni e ben articolato che sfociava, come primo passo, nell’organizzazione o costituzione di leghe o cooperative disseminate un po’ dappertutto.
La Federterra, nella provincia di Catanzaro, inviò suoi emissari con lo scopo di spiegare le varie procedure e per spingere i contadini alla costituzione delle suddette leghe e cooperative e, inoltre, per raccogliere le relative domande.
Dopo questa iniziativa della Federterra, non ci fu un solo paese senza una lega o una cooperativa "rossa" e non si contò un solo paese che non avesse presentato una domanda per l’assegnazione di terre.
Non mancò, ovviamente, la risposta concertata del clero e della “Democrazia Cristiana”, legati agli interessi dei proprietari che stavano per perdere le terre. Sorsero, così, oltre alle "rosse", anche molte cooperative “bianche” il cui malcelato fine era quello di ottenere terre che poi, nella pratica e con facili espedienti, sarebbero rimaste in mano ai vecchi proprietari.
Nel Lametino, tra le molte cooperative fondate per iniziativa delle Camere del Lavoro, assunsero un ruolo di grande importanza, diventando delle vere e proprie forze trainanti e aggreganti, la "Produzione e Lavoro" di Nicastro, "La scintilla" di Maida e "La Proletaria" di Nocera.

 

Tratto da "NOCERA TERINESE Storia e Storie" Vol. 4 - Dal dopoguerra 1915-18 al Duemila di Adriano Macchione (ed. Ma.Per.)

 


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