Il 5 febbraio 1783, di mercoledì, a distanza di 49 anni da quello precedente del 1734, arrivò per la Calabria un altro terremoto, molto più funesto di quello precedente. La scossa durò due minuti e l’epicentro fu Terranova.
Le repliche si verificarono a Mileto e si avvertirono 154 scosse lievi in 18 ore.
Il giorno dopo, 6 febbraio, una scossa di 10° grado si verificò al largo tra Scilla e Bagnara. Crollò nello Stretto la metà della massa montagnosa del Campalà. La terra, cadendo nel mare, provocò una grande ondata che spazzò tutta la costa
inondandola. Solo a Scilla si contarono 3.181 vittime del maremoto conseguente Le repliche furono 33 scosse in 24 ore, tutte a Mileto. Il terremoto passò alla storia per lo sconvolgimento idro - geologico. Sparirono fontane, si formarono laghi, si frantumarono montagne!
Un'altra scossa di 7° grado colpì Catanzaro nella zona del Musofalo.
Il 7 febbraio, una terza scossa di 11° grado, con epicentro Soriano, distrusse l’intero paese.
Altre scosse colpirono lo Stretto, Castelmonardo che fu ricostruita col nome di Filadelfia, Feroleto che divenne Feroleto del piano e successivamente Pianopoli e ancora Catanzaro.
terremoto1783 1La notizia del terremoto giunse a Napoli il 14 febbraio grazie ai marinai della fregata “Santa Dorotea” della flotta borbonica che al momento del tragico evento era ancorata nel porto di Messina.
Il giorno successivo il governo fece partire alla volta della Calabria il Vicario Generale, Maresciallo Francesco Pignatelli, principe di Strongoli. Gli furono accordati poteri assoluti. E, inoltre, centomila ducati per il pronto intervento, tende, generi di prima necessità, pece per bruciare i cadaveri. Al suo seguito truppe scelte, molti tecnici e due ingegneri di grande valore, famosi in tutto il regno.
Il governo, inoltre, dispose un’imposta straordinaria di 1.200 ducati, decretò un indulto generale (anche per avere manovalanza) e impose il ritorno dei feudatari nelle loro terre per aiutare la popolazione colpita.
Pignatelli si stabilì a Monteleone, dove liberò i carcerati per poi impiegarli nella costruzione. Egli inviò a Napoli gli arredi d’oro e d’argento delle chiese per farli fondere e avere in contropartita il denaro per potere soccorrere le popolazioni calabresi.
Ma non era ancora finita con i terremoti: il 1° marzo una scossa di 9° grado si abbatté nei pressi di Polia.
Le repliche colpirono per 27 giorni a Mileto, Monte Covello e Catanzaro.
Poi, il 28 marzo, giunse una scossa di 10° grado con epicentro una frazione tra San Floro e Borgia che distrusse Borgia, Cortale, Girifalco, Caraffa e recò molti danni a Maida, Curinga, San Pietro e Vena di Maida.Formazione di crateri di depositi sabbiosi nella Piana di Gioia Tauro (Atlante iconografico allegato alla “Istoria” di M. Sarconi, 1784).
In totale, in tutta la Calabria, le scosse furono 939 e si susseguirono per oltre due anni.
Gran parte della regione fu devastata con 200 città interamente distrutte. Secondo le relazioni del tempo i morti furono 32.367. Altri calcoli non ufficiali portano il conteggio ad oltre 42.000 vittime. Altri riportano 50 / 60.000. Di queste un gran numero si contò a Messina e quasi tutto il resto nella Calabria meridionale.
In seguito al terremoto, giunse in Calabria Sir William Hamilton, in un viaggio di esame per stilare i danni subiti dalla Calabria. Il viaggio non fu portato a compimento e l’esame per la Calabria cosentina fu completato dal marchese D’Ippolito, sismologo di Nicastro e poi inserito da Frane indotte dai terremoti del 1783 (Atlante iconografico allegato alla “Istoria” di M. Sarconi, 1784).Hamilton nella sua opera “Détail historiques des tremblements de terre arrivée en Italie depuis le 5 fevrier jusqu’en mai 1783”, pubblicato in Parigi (Borroi), nello stesso 1783.
La sciagura determinò una paralisi economica in tutta la Calabria che perdurò per moltissimi anni.
Due anni dopo l’immane sciagura, nel 1785, in quelle terre già provate dal sisma, si diffuse il vaiolo, che portò altri morti, soprattutto tra i bambini.
Nel 1786 furono inondate Soriano e Bagnara.
Nel 1787 scomparve l’infezione di vaiolo grazie ad un medico, Giuseppe Bruni, che riuscì a convincere la popolazione, molto arretrata, ignorante e superstiziosa, a effettuare la nuova pratica della vaccinazione.
Nel 1790 un’epidemia colpì Monteleone. Si registrarono 1.200 ricoveri e morì quasi la metà degli abitanti della città.
Nel 1790 straripò l’Ancinale.

 

IL TERREMOTO DEL 1783 A NOCERA

Il terremoto del 1783, ebbe serie e gravi ripercussioni anche a Nocera.
Il paese, già provato dalla siccità dell’anno precedente, rischiò di essere completamente distrutto perché quasi tutte le case furono lesionate dal tragico accadimento. Per fortuna, però, Nocera non ebbe vittime.
Nella relazione del 25 febbraio 1783 del Preside di Cosenza, Giovanni Danero, nell’Archivio di Stato di Napoli, a proposito di Nocera si legge:
“Dal Governatore della città si riferì che le scosse di terremoto avevano cagionato moltissime aperture in quelle case, con la cascata di travi e tetti, che la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista aveva patito nella làmia (ossia la volta, ndr) per essere cascata porzione di stucco di essa e nella cappella del S. Sacramento, sita nella Chiesa medesima”.
Istoria de’ Fenomeni del Tremoto avvenuto nelle Calabrie, e nel Valdemone nell’anno 1783 posta in luce dalla Reale Accademia delle Scienze, e delle Belle Lettere di Napoli, Michele Sarconi, volume pubblicato nel 1784.Anche a Nocera, come in tutte le zone devastate, giunse il Vicario Generale, Maresciallo Francesco Pignatelli, principe di Strangoli.
Egli presentò due relazioni, una il 5 maggio e una il 21 giugno 1783 (i documenti sono definiti dagli storici “Relazioni del maresciallo Pignatelli”).
Nella relazione del 5 maggio è riportato quanto segue:
“Nella città di Nocera tutte le abitazioni sono lesionate in maniera che ognuno teme di entrare in casa. Il quartiere appellato Motta è inabitabile e 10 case completamente diroccate”.
Nella successiva relazione del 21 giugno, Pignatelli riportò quanto segue:
“Nocera, 2010 anime, sette case diroccate, 45 lesionate, la Chiesa e i conventi di S. Francesco d’Assisi, dei Cappuccini e degli Agostiniani notabilmente sono patiti”.
Questo, invece, quanto scrisse G. Venerio nel 1784:
“7 case rovinate, 45 lesionate più dove più meno. Le chiese e i conventi di S. Francesco d’Assisi, de’ Cappuccini e degli Agostiniani notabilmente sono patiti”.
Per quanto riguarda il Convento dei Minori Conventuali (ossia quello annesso all’attuale Chiesa di San Francesco), c’è da dire, però, che per fortuna il terremoto del 1783 recò danni minori di quello precedente, per come si può leggere nella
stessa “Relazione del Maresciallo Pignatelli” conservata nell’Archivio di Stato di Napoli.
Il terremoto del 1783 è così ricordato nell’Archivio della Chiesa di San Giovanni Battista:
“Venne finalmente Iddio all’esecuzione della sua giustizia, mentre alli cinque febraro 1783, giorno di mercoledì, ad ora diecinnova e mezzo mandò il tremuoto così orrendo e spettacoloso, che distrusse quasi tutta la provincia sottana di Calabria Ultra colla morte ancora di quarantaduemila persone, secondo l’appurate notizie, e rimasti alcuni paesi, sebbene franti e aperti”:.


Questi invece i disastri subiti dai vari centri del Reventino, da noi ripresi testualmente (ma ordinati geograficamente in successione) da “Conflenti, memoria e storia del più antico paese del Reventino”, Vol. I, 1998, di Vincenzo Villella, che a sua volta riporta di averli tratti da G. Vivenzio che li riportò nel 1784 (ossia un anno dopo la tragedia).
Tiriolo: “Parte distrutto, parte inabitabile: 10 morti”.
S. Pietro di Tiriolo: In parte distrutta. 8 morti.
Serrastretta e villaggi: Case rovinate e lesionate. 4 morti.
Nicastro: Case rovinate e lesionate.
Sambiase: Case rovinate e lesionate.
Platania: Case rovinate e lesionate.
Gizzeria: Solo case lesionate.
Falerna: “20 case cadute per le passate alluvioni; 10 lesionate per i tremuoti”.
Castiglione: Interamente lesionato; “case rovinanti diroccate”. Il convento degli Agostiniani lesionato.
San Mango: “Il palazzo baronale inabitabile: cinque case in parte rovinate. Le rimanenti lesionate dove più dove meno. Il territorio è angusto e per le alluvioni del passato inverno soffrì danni considerevoli”.
Martirano: Tantissime case inabitabili. Le chiese “notabilmente lesionate”. Il territorio si trova sconvolto e quasi perduto per le alluvioni accadute nel passato inverno. I venti caldi sopraggiunti e la eminente e scoperta situazione della città
anno (sic) prodotto ne’ principii dello scorso febbraio delle febbri putride per le quali hanno perduto la vita alcuni cittadini.
Conflenti: Pochi danni. Nessun morto.
Scigliano. Pochi danni. Nessun morto.
Motta Santa Lucia: Pochi danni. Nessun morto.
A Martirano, invece, in questa tragica occasione i danni furono contenuti.
Inoltre, aggiungiamo che ad Aiello crollarono 22 case e che a Savuto fu gravemente danneggiato il Castello.
Questi, invece, i danni riportati in ducati da alcuni centri e da noi ripresi ancora una volta da “Conflenti, memoria e storia del più antico paese del Reventino”, Vol. I, 1998, di Vincenzo Villella, che a sua volta riporta di averli tratti da F. A. Grimaldi che li riportò nel 1784 (ossia un anno dopo il terremoto).
Nell’elenco Castiglione, Falerna e Nocera non sono citati.
Tiriolo: danni in Ducati 40.000
San Pietro di Tiriolo: danni in Ducati 40.000
Serrastretta: danni in Ducati 50.000
Amato: danni in Ducati 35.000
Miglierina: danni in Ducati 50.000
Nicastro: danni in Ducati 50.000
Sambiase: danni in Ducati 15.000
Platania: danni in Ducati 10.000
Gizzeria: danni in Ducati 15.000
Martirano: danni in Ducati 15.000
Conflenti: danni in Ducati 15.000
Motta Santa Lucia: danni in Ducati 10.000

 

Le informazioni storiche sono tratte da "NOCERA TERINESE Storia e Storie" Vol. 3 - Dal 1700 alla guerra 1915-18 di Adriano Macchione (ed. Ma.Per.)

 

 

 

 

 


 

 


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