La notte tra il 7 e l'8 settembre 1905 alle ore 1:43 si abatté sulla Calabria un violento terremoto. Durò cinquanta secondi, ma, con scosse più leggere, si ripeté per sei mesi consecutivi.
La paura regnava sovrana, ogni giorno e ogni notte. Il terremoto fu molto violento. Si contarono vittime e innumerevoli danni in molti paesi della Calabria. Martirano fu completamente distrutta e poi ricostruita in un altro luogo grazie a un Comitato d’aiuto costituito in Lombardia, per cui il nuovo centro fu detto Martirano Lombardo. Anche Aiello fu tremendamente colpita. Contò la morte di 22 persone e danni per due milioni di lire. L’anno dopo fu inserita nell’elenco dei centri da consolidare a totale carico dello Stato. Così Amantea, anch’essa inclusa in questo elenco.
Le case di Nocera furono quasi tutte lesionate. I danni più gravi si registrarono, al rione Motta, più precisamente alla Rupe, in prossimità del fiume Grande, e in piazza, dove molte case si resero inabitabili e qualcuna crollò parzialmente. Tra i crolli parziali, quelli dei palazzi Amendola e Procida.
Le chiese furono tutte lesionate in maniera abbastanza grave eccetto quella di San Martino e il Convento che furono lesionate in maniera lieve.
Così descrisse quei tremendi giorni don Francesco Pontieri: il terremoto “...ebbe a terrorizzare i Noceresi, che in un istante, quasi tutti, fuggimmo nella piazza a pregare il nostro glorioso patrono San Giovanni Battista.
Tale terremoto, in sulle prime, fu sussultorio, dopo ondulatorio, poi vorticoso e per ultimo tutti e tre i movimenti si riunirono in uno, quando molte case di Nocera crollarono, senza vittima alcuna, grazie al misericordioso Dio, e fu proprio in quel momento, credo io, che anche questa Chiesa Matrice si ebbe a lesionare gravemente come vado dicendo”.
“Appena si avvertì il tremendo flagello e considerandone ognuno l'importanza cercò scappare ed appena la terra si acquetò, uomini e donne piccoli e grandi corsero innanzi alla chiesa matrice, per inginocchiarsi avanti San Giovanni, per chiedere perdono, fui io per primo, che in mezzo alle macerie, all'oscuro, corsi allo stipo dove era la statua, la feci prendere e portata in piazza (al tondino), la, in ginocchioni, ci mettemmo a piangere, a pregare e a chiedere perdono a dio dei nostri peccati. mentre si pregava un'altra sensibilissima scossa si avvertì, poco meno della prima però, e fu allora che assolvetti il popolo presente in “articulo mortis”, dopo averlo esortato al pentimento”.
Don Francesco Pontieri organizzò una processione di penitenza con la statua di San Giovanni Battista che si svolse la mattina del 10 settembre 1905. Partecipò moltissima gente. La popolazione nocerese, nel chiedere aiuto al proprio patrono, intervenne in gran numero.
Dopo il terremoto, essendo rimasta la Chiesa di San Giovanni Battista molto danneggiata, per prudenza per una ventina di giorni la messa e le altre funzioni furono celebrate in piazza. Le statue dell'Annunziata, dell'Addolorata e di Sant'Antonio da Padova (che si trovava nella Chiesa di San Francesco), furono portate in un magazzino di proprietà di Giuseppe Ferlaino fu Saverio, quello più vicino al ponticello della Fontana del Canale, dove per una ventina di giorni fu celebrata una messa.
Poi, trascorsi venti di giorni dalla prima forte scossa, una mattina, all’alba verso le ore 5, con molta gente radunata in piazza per la messa del mattino, si scatenò un fortissimo temporale con acqua, vento impetuoso, scariche elettriche. Allora i fedeli noceresi, con don Francesco Pontieri, portando con sé la statua di San Giovanni Battista, si rifugiarono nella Chiesa di San Martino. Fu qui che poi, per pochi giorni, si continuarono le funzioni.
Don Francesco si adoperò moltissimo per fare riattivare con la giusta sicurezza la Chiesa di San Giovanni Battista. Intervenne così il corpo degli Alpini, giunto per soccorrere i noceresi, i quali puntellarono la chiesa. La mattina dell'8 ottobre, alle 5,30, poco prima della messa, si fece quindi ritorno nella Chiesa di San Giovanni, messa in condizione di essere frequentata. Vi furono portate anche le statue conservate fin là nel magazzino di Giuseppe Ferlaino.

Fonte: Nocera Terinese Storia e Storie Vol. 3 di Adriano Macchione, Ma.Per. Editrice, Nocera Terinese 2013


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