Don Francesco Pontieri parroco di Nocera nel 1890 e poi dal 1897 arcciprete della Chiesa di San Giovanni Battista, ci ha lasciato una fotografia della vita del paese nei primi 40 anni del 1900 attraverso i suoi appunti: “Ricordi storici riguardanti la parrocchia Arcipretale di San Giovanni Battista di questa città di Nocera Terinese, a datare del 25 novembre 1897, giorno in cui venne eletto alla dignità di Arciprete il sottoscritto, fino al nove del mese di settembre 1949. Nocera Terinese 25 novembre 1897. Arciprete Parroco Francesco Pontieri. Ad maiorem Dei gloriam”.

Nel 1890 a Nocera fu nominato parroco don Francesco Pontieri, Don Francesco, lasciò larghe tracce del suo operato quale sacerdote a Nocera.

Nato nel 1866, andato in seminario quando reggeva la diocesi mons. don Luigi Vaccarini, vi studiò per parecchi anni. Poi prestò servizio militare e congedato, rientrò di nuovo in seminario per essere ordinato sacerdote nel 1890.

Nello stesso anno mons.Taccone Gallucci lo nominò parroco in Nocera in seguito a concorso. Dopo la morte nel 1897 dell'arciprete Vaccaro, il 25 novembre, fu poi nominato arciprete della Chiesa di San Giovanni Battista.

Sin dal primo giorno della sua nomina, appuntò a penna i fatti principali inerenti alla vita religiosa del paese, sotto il titolo di “Ricordi storici riguardanti la parrocchia Arcipretale di San Giovanni Battista di questa città di Nocera Terinese, a datare del 25 novembre 1897, giorno in cui venne eletto alla dignità di Arciprete il sottoscritto, fino al nove del mese di settembre 1949. Nocera Terinese 25 novembre 1897. Arciprete Parroco Francesco Pontieri. Ad maiorem Dei gloriam”.

La data del 9 settembre 1949 riportata negli appunti di don Francesco Pontieri risulta comunque ben strana. L’arciprete, infatti, morì nel 1943, all’età di 77 anni. Probabilmente il 1949 indicava la fine del suo incarico (che sarebbe finito a 83 anni). I quaderni, di conseguenza, non arrivarono alla data finale.

La nomina di don Francesco fu abbastanza difficoltosa.

Nel 1897, infatti, anche la Procura della Chiesa di San Giovanni Battista (ritenuta di grande importanza per i molti beni da amministrare) era vacante. In genere era affidata all’arciprete della Chiesa.

Il vescovo Domenico Taccone Gallucci già da tempo avrebbe voluto affidarla a don Francesco Pontieri ma questi, in diverse occasioni, nonostante le insistenze, aveva sempre rifiutato “per delicatezza di coscienza”, come egli stesso affermò.

Poi, in quel 1897, il vescovo obbligò il parroco ad accettare, richiamandolo all’ubbidienza. Don Francesco, però, pose alcune condizioni, prontamente soddisfatte.

Chiese che fosse nominata una commissione di venti persone del paese di varie classi sociali della quale lui avrebbe fatto da presidente alle riunioni al fine di rendere di pubblica conoscenza gli introiti della Procura “e i fedeli non avrebbero avuto dubbio alcuno a fare dei cattivi sospetti”.

Il vescovo, così, nominò una commissione composta dai notabili del paese, che fu munita di un apposito regolamento.

Fatto ciò, “l’azienda di detta procura cammina con tanta regolarità da meritarsi l’approvazione dei nocerini”, appuntò don Francesco. E anche i molti e continui elogi del vescovo quando questi annualmente esaminava la contabilità.

Scrisse ancora don Francesco:

“…ho curato, in archivio, per un apposito stipetto, dove si mette la sua contabilità a datare dal primo gennaio 1898 e continuerò con vera e propria scrupolosità di fare camminare la contabilità e l’esattezza nei conti di detta Procura di S. Gio. Battista per tutto quel tempo che la faccio da presidente. ciò sarà anche di ammirazione e di ricordo a miei successori”.

In effetti, don Francesco ebbe davvero grossi meriti. Oltre a essere molto onesto, egli, come vedremo, si prodigò per la popolazione e la Chiesa nocerese.

A lui va anche il merito di aver acquistato molti arredi sacri per la Chiesa di San Giovanni. Inoltre, riordinò l’Archivio della Chiesa e i libri parrocchiali, in stato di abbandono, al punto che molti documenti antecedenti al 1500 erano ormai irrimediabilmente andati perduti.

Un giorno, nel 1942, don Francesco, recatosi in chiesa per celebrare la santa messa, fu colto da un grave malore. Subito capì che non si trattava di roba da poco. Da allora, infatti, lottò per quasi due anni fra la vita e la morte, finché, nel 1943, lasciò l’esistenza terrena.

Dopo la sua dipartita, i suoi appunti non furono continuati dai successori.

Il 18-19 maggio 1954, durante la sua prima visita pastorale a Nocera, il nuovo vescovo Agostino Saba li vide e vi sottoscrisse parole di elogio. “Qui cadde la stanca mano e non scrisse più”, aggiunse di suo pugno il vescovo sull’ultima pagina del diario del defunto don Francesco. Concluse aggiungendo “si desidera che la cronaca lodevolmente sia continuata”.

Erano, invece, passati ben dieci anni dalla morte di don Francesco e la cronaca, oltre a non essere stata continuata fino a quel giorno, non lo fu neppure in seguito.

 


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