1956 - Quando arrivò la Pasqua del 1956, anche la Diocesi di Tropea del vescovo Saba, nel quadro del preannunciato rinnovamento generale della liturgia emanato il 15 novembre 1955, ordinò alcune trasformazioni nelle varie funzioni della Settimana Santa alle quali i parroci si sarebbero dovuti attenere.
La più importante imponeva che in tutte le località le manifestazioni per la commemorazione della morte di Gesù Cristo e le processioni si sarebbero dovute svolgere non più al sabato e nelle ore più disparate nell’arco di tutta la giornata ma soltanto la mattina del Venerdì o del Sabato Santo evitando il loro prolungarsi oltre le due ore.
Di conseguenza diventavano assolutamente vietate le processioni notturne del Giovedì Santo.
Questa imposizione, naturalmente, valse anche per la processione di Nocera, dove s’impose il passaggio di quella serale dal giovedì al venerdì e, di conseguenza, quella diurna dal venerdì al sabato.
Dopo questi ordini, qualcosa ovviamente sarebbe cambiato anche nello svolgimento della
“Cena”, una celebrazione mai scomparsa in paese, nemmeno quando era stata vietata ovunque dalle autorità religiose.
Fino a quel 1956 la
“Cena” si era tenuta nella Chiesa di San Giovanni Battista (dove si celebra ancora oggi) il giovedì pomeriggio alle ore 14. Durante il suo svolgimento uscivano anche molti “Vattienti”, che così anticipavano di un giorno la pratica del rito in programma il venerdì. Conclusa la funzione della “Cena” e ritiratisi i Vattienti”, si procedeva poi alla processione della statua della Madonna Addolorata dalla Chiesa dell’Annunziata a quella di San Giovanni Battista, con il “ritorno” che avveniva verso la mezzanotte.
A partire da quel 1956, nel rinnovo di date e orari, la
“Cena” fu però spostata dal pomeriggio alla sera.
In paese, ovviamente, non mancarono commenti e polemiche.
Da un lato c’era una popolazione che non voleva variato il programma della festa, dall’altro il vescovo Saba, personaggio come detto molto granitico, che, tra l’altro, non aveva in simpatia i
“Vattienti”.
Nel maggio 1956, infatti, così li descrisse:
“Ha luogo effettivamente a Nocera di Calabria, da tempo immemorabile, la flagellazione praticata dai fanatici a scioglimento di voti per presunte grazie ottenute. Lo spettacolo che richiama centinaia di fanatici, è invece uno dei più barbari e incivili e sta a dimostrare la mentalità retrograda degli attori e degli spettatori”.
A Nocera, di fronte alle nuove disposizioni, da parte del parroco, per attenersi a esse, si definirono nuovi orari e nuovi tempi di svolgimento della processione.
Nel 1956, così, la processione serale, fino ad allora svolta il giovedì, fu spostata a venerdì pomeriggio, con uscita dalla Chiesa dell’Annunziata alle 16.00. Finì, però, che la processione, che sarebbe dovuta “rientrare” alle 18.00, per non prestare obbedienza agli ordini del Vescovo, fu fatta terminare volutamente a mezzanotte, come negli anni precedenti. Con grande disappunto, naturalmente, di Saba. Che
non la prese bene e, come dirsi, davanti all’affronto della disubbidienza, se la legò al dito.
Cominciò allora una specie di guerra. La seconda puntata era rinviata all’anno seguente.

1957 - Riguardo allo svolgimento delle celebrazioni della Settimana Santa, infatti, ecco che nel 1957, puntali, furono rinnovate le disposizioni del Vescovo. I parroci del paese, così, per evitare problemi con il loro superiore, si sforzarono di creare un nuovo sviluppo della liturgia. La processione serale di venerdì, per condurre la Madonna Addolorata dalla Chiesa dell’Annunziata a quella di San Giovanni, fu spostata a venerdì mattino. Poi non fu svolta la processione di “ritorno” all’Annunziata ma si fece “pernottare” la Madonna nella Chiesa di San Giovanni, dove fu vegliata dalle 19.00 alle 23.00. Al sabato, poi, si svolse la processione diurna, dalle 7.00 alle 15.00.

1958 - Nel 1958 il vescovo Saba tornò alla carica con un nuovo bollettino: "le processioni non dovranno durare più di due ore, si evitino tutti gli abusi, non si chiedano eccezioni".
A Nocera, invece, ancora una volta gli ordini furono disattesi e si diede vita a un nuovo copione. Nuovo perché differente da quello dell’anno precedente, anche se ormai è difficile ricostruire come si svolsero le processioni di venerdì e di sabato e i suoi orari. Purtroppo, l’improvvisazione del percorso e degli orari provocarono qualche diatriba tra i vari partecipanti alle processioni, dai toni molto accesi e, a volte, anche pesanti. Questi atteggiamenti incontrollati, in verità, recarono un “senso” di vergogna in buona parte dei fedeli e anche tra gli stessi autori della disputa.

1959 - Nel 1959 si verificò un nuovo cambiamento nello svolgimento delle celebrazioni della Settimana Santa, che tornò quella del 1957: processione al venerdì mattino dalle 7.30 alle 13.00 con la Madonna Addolorata che fu riposta nella Chiesa di San Giovanni Battista, veglia dalle 17.00 alle 21.00, pernottamento e, al sabato mattina, processione “di ritorno” della durata di un’ora e mezza. Ancora una volta non mancarono violente discussioni.
Ogni anno un cambiamento, ogni anno una sfida. Non era un quadro molto edificante. E, naturalmente, non lo era neanche per Saba.
In verità, anche alcune frange della popolazione erano ormai divise sull’atteggiamento da tenersi, secondo l’appartenenza politica.
Da un lato c’erano Democristiani, Socialisti e Comunisti che si schieravano a favore del vescovo e optavano per la via dell’emancipazione culturale e di un progressismo un po’ alla buona.
Dall’altro i Liberali, con in testa il leader locale del partito e il fratello, che diventerà poi devoto “fratello” portantino, che difendevano a spada tratta lo svolgimento della processione secondo i canoni tradizionali e spalleggiavano, inoltre, il rito dei “Vattienti”

1960 - Nel 1960 il programma delle celebrazioni della Settimana Santa prevedeva un'unica processione la mattina di venerdì, con l'annullamento di quella serale e, di conseguenza, di quella del sabato. Ma non fu questa la novità di quell’anno, ma quella che andiamo a raccontare.
In quel 1960 il vescovo Saba, al fine di rimettere ordine nella manifestazione di Nocera, fece addirittura intervenire i Carabinieri.
I retroscena sono incredibili. Saba, durante la guerra era stato anche Alto Ufficiale Militare. Poi, aveva insegnato all’Università di Milano, dove era stato collega di Amintore Fanfani, suo grande amico personale. Fanfani in quel 1960 era Ministro e fu a lui che Saba si rivolse, in nome dell’antica stima, per avere, senza molta attesa, i Carabinieri a Nocera. Fanfani ne mandò settanta! Con loro c’è anche il Questore di Catanzaro.
Ed ecco una giornata memorabile, che diventò leggenda, ma che oramai è storia.
E’ Venerdì Santo, 15 aprile 1960, mattino presto e il paese è invaso dai militi: scendono dalle camionette, si sente lo sbattere degli scarponi sull’asfalto, in molti sono in divisa verde, altri in abiti borghesi.
C’è, inoltre, una troupe cinematografica che si muove per le vie del paese.
E’ quella del famoso regista Gualtiero Iacopetti che prepara un film per le sale cinematografiche.
Iacopetti, di Firenze, è personaggio famoso anche perché protagonista di molti scandali sentimentali che puntualmente finiscono sui giornali.
Con lui e le sue cineprese, si muove una donna bellissima e affascinante, vestita di un maglioncino nero, dagli spessi occhiali da sole di osso, anch’essi neri. Una primizia per Nocera dove ancora la maggior parte delle donne vestono il costume locale.
E’ Belinda Lee, una famosa attrice americana, al tempo nota quanto Marilyn Monroe, con la quale sui rotocalchi e negli ambienti cinematografici rivaleggiava in bellezza.
Quella mattina, davanti alla Chiesa dell’Annunziata, la gente, tanta, attende l’uscita della processione. Il parroco don Alfredo Ferlaino, però, per ordine di Saba, è costretto a ritardarla per rispettare il nuovo orario di inizio impartito dal vescovo e non quello solito stabilito dai fedeli. La gente in attesa, però, comincia a dare segni di impazienza e nervosismo serpeggiante. Il Questore, frattanto, suda freddo. Poi, cerca di calmare la popolazione. Infine, all’ora stabilita, finalmente inizia la processione. Con le autorità civili, religiose e militari che ribadiscono l’ordine del vescovo: deve durare al massimo due ore.
Iacopetti, intanto, inizia a filmare. E Belinda cammina in mezzo alla folla.
Ma cosa accade al termine delle due ore? Accade che i “Fratelli”, ancora una volta, trasgrediscono gli ordini impartiti affermando categorici di voler continuare la processione.
Don Alfredo, invece, orologio alla mano e ligio al dovere, si ferma: «Io me ne tornò a casa, non posso disobbedire al Vescovo, se voi portantini volete andare avanti, la responsabilità è solo vostra >>. Imperterrito, va via.
Così la processione prosegue.
Poi giungono i primi “Vattienti”. Si fanno largo tra la folla. Corrono e si “battono”.
Ma succede un fatto incredibile. Si avvicinano i Carabinieri, nel pieno della corsa, li fermano e li bloccano. Con le gambe sanguinanti, li conducono in caserma.
Il fermo non dura molto. I “Vattienti”, infatti, dopo essere stati condotti in caserma, sono ben presto rilasciati. Le loro gambe continuano a sanguinare e ciò non può essere evitato per la mancanza dei mezzi adatti e necessari, quelli usati tradizionalmente alla fine del rito. Inoltre, nel vivo della sfida con i carabinieri, minacciano di lasciarsi dissanguare.
Cosi i militi sono costretti a liberarli. I pochi fermati, poi, non tornano a casa, ma riprendono l’esecuzione del rito.
I “Vattienti”, alla fine, si contano complessivamente in numero di otto. Il rito attraversa un momento di declino e stanno diminuendo sempre più.
Dopo questi fatti, ancora una volta il vescovo Saba si arrabbia molto. Convoca don Alfredo per avere i nomi dei portantini “disobbedienti” ai suoi ordini. Vuole denunciarli alla Magistratura.
La questione, per fortuna, ha ben presto fine. Il vescovo è trasferito per altri motivi e il successore, un tipo che vuol stare tranquillo, si mostra più malleabile. Partito Saba, così, viene meno la diatriba. E con essa, naturalmente, vengono meno anche gli opposti schieramenti dei politici locali riguardo la posizione da tenersi nei confronti della celebrazione del Venerdì Santo.
Torna la pace e tutte le frange della popolazione si trovano d’accordo nel sostenere, difendere, spalleggiare e proteggere la manifestazione in ogni suo aspetto. Magari, se non ci fosse stato il duello con Saba a risvegliare una sorta di orgoglio paesano, il rito dei “Vattienti” sarebbe scomparso.
E Iacopetti?
Mentre la prima venuta in paese di una troupe cinematografica, quella del 1951, si era conclusa in maniera positiva, sia come scambio culturale sia come esperienza di vita, tanto da culminare con un matrimonio, al contrario la seconda, questa del 1960, avrà effetti e conseguenze molto pesanti. Per conoscerle, si dovrà aspettare il 1962.

Iniziò così la grande attesa. Del film, naturalmente. Uscirà? E quando uscirà? Era questo il leitmotiv del paese.
Ma, ancor prima dell’uscita del film, a proposito di Iacopetti, a un anno dalla sua venuta in paese, arrivò una tragica notizia.
Il 14 marzo 1961, mentre si dirigeva con la sua macchina a Hollywood, rimase vittima di un grave incidente. La sua auto uscì di strada schiantandosi. Il regista restò ferito. Con lui, c’era l’inseparabile Belinda. Che, però, morì sul colpo. Il fatto ebbe una vasta risonanza e fu riportato da tutti i giornali per la fama mondana e cinematografica dei due personaggi.

1962 -Nel 1962 uscì finalmente l'atteso film di Gualtiero Iacopetti,distribuito e proiettato nei cinema. Il titolo era "Mondo Cane". Per i primi noceresi che videro il film nelle sale cinematografiche del Nord ci fu un’amara sorpresa. La durata totale era di 110 minuti, dei quali, però, ben pochi erano dedicati ai “Vattienti”. Si vedeva giusto qualche immagine del paese e qualche flagellante. Il commento, però, accostava il rito a vere scene di violenza e di arretratezza culturale tipiche del “Terzo Mondo”. Un vero insulto.
Nocera si sentì offesa nella sua dignità di “normale” paese del Sud.
Così, da lì, per qualche anno, e un po’ anche al giorno d’oggi, s’instaurò, come reazione, un senso di fastidio per i “forestieri” oltremodo invadenti e curiosi, per nuovi cineasti improvvisati e per gli studiosi occasionali che venivano a filmare la manifestazione.

Tratto da "NOCERA TERINESE Storia e Storie" Vol. 4 - Dal dopoguerra 1915-18 al duemila di Adriano Macchione (Ma.Per. Editrice)

 

Un’insolita immagine della processione della Madonna Addolorata.
Il corteo si sviluppa lungo la salita di Via San Francesco in maniera inconsueta,
in quanto da sempre la processione la percorre all’inverso, in discesa e non in salita.
Accadde nel 1957 o 1958, anni caratterizzati da polemiche e percorsi improvvisati.

IMMAGINI DAL FILM "MONDO CANE"

VIDEO DEI VATTIENTI DAL FILM  "MONDO CANE"

 


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