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Costruito sui resti di un antico fortilizio (un “castello” stante la denominazione ancora oggi della zona sottostante), nel 1581 i resti vennero acquistati dalla nobile famiglia Ventura ed iniziarono i lavori di costruzioni del convento dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Nel 1600, su concessione del Generale dei Cappuccini, datata in Roma il 26-5-1618, fu costruita nella chiesa, sul lato destro, la cappella gentilizia della famiglia Ventura, dedicata a Sant’Antonio di Padova, con la tomba di famiglia.

Il Convento dei Cappuccini di Nocera, fu punto di passaggio o di soste temporanee. Era, generalmente, a numero fisso, secondo le regole canoniche e dell’ordine. Tale numero, però, poteva capitare che aumentasse o diminuisse a seconda della ricettività dell’edificio o a seconda del numero complessivo di religiosi della Provincia che, se scarso, sottraeva unità e se in esubero ne inviava oltre il numero fisso.  

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Nel 1862 giunse per la storia del paese un fatto molto importante. Il Governo impose alle quattro “Nocera” disseminate per l’Italia, di assumere denominazioni diverse per distinguersi tra di loro. La distinzione si era resa necessaria perché ormai, nella documentazione del Regno d’Italia e nel servizio postale, si creava spesso confusione tra i quattro centri omonimi.
Dopo una deliberazione del Consiglio Comunale del 24 luglio 1862 in cui si scelse la nuova denominazione, l’anno seguente, con il regio decreto n. 1140 del 22 gennaio, Nocera, già detta “della Pietra della Nave”, fu denominata “Terinese”.

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Nel prosieguo della sua storia, per la cooperativa "La Proletaria" ci fu sempre da lottare. Negli anni immediatamente successivi, infatti, sul piano legale seguì una serie infinita di vertenze tra la proprietà dei terreni che voleva riprenderseli e la cooperativa che non voleva lasciarli.

La proprietà riteneva che la cooperativa detenesse il fondo  non come una normale affittuaria ma per una preesistente illecita occupazione.

Il 2 maggio 1992 una lettera dell’allora proprietaria intima ai circa 550 soci della Cooperativa che entro la data del 5 maggio 1993, in ottemperanza alla nuova legge del 3 maggio 1982 n. 203 in merito ai contratti di fitto, i fondi di sua proprietà “detenuti e coltivati a qualsiasi titolo da “La Proletaria” società cooperativa s.r.l. dovranno essere improrogabilmente lasciati liberi da persone e cose essendosi definitivamente esaurito ogni rapporto tra la Sig.ra De Luca e la detta Cooperativa”.

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Nel prosieguo della storia della classe contadina nocerese, come già detto, per la "Proletaria" ci fu sempre da soffrire.

Le lotte appena concluse avevano portato una pace solo fittizia. Negli anni immediatamente successivi, infatti, sul piano legale seguì una serie infinita di vertenze tra essa, i De Luca e altri proprietari per i più svariati motivi.

Già il 16 ottobre 1953 fu chiesta al Tribunale Civile di Nicastro, da parte di Carlo e Giuseppe De Luca fu Eugenio , un’ingiunzione di pagamento nei confronti della cooperativa “La Proletaria”, il cui presidente era il sig. Giovanni Vaccaro.

E’ interessante leggera la lunga storia perché affiorano fatti e nomi di quel tempo e alcune particolari curiosità.

 

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Nel 1950, il 1° marzo, a distanza di quattro anni dall’occupazione delle Macchie, Nocera fu di nuovo teatro di una protesta dei ceti contadini.

A questi, ancora una volta, si affiancarono cittadini di altre classe lavorative, come, per esempio, operai, commercianti, artigiani. La partecipazione, stavolta, fu in gran massa. Segno che i tempi stavano cambiando, che il malcontento era forte, che i “padroni” facevano meno paura.

Una volta sviluppatasi l’occupazione, intervennero dopo poche ore i Carabinieri, che, però, riuscirono a convincere solo una parte dei contadini a lasciare le terre presidiate. Tutti gli altri non si lasciarono intimorire e restarono nei fondi. In molti dichiararono di aver agito in seguito a precise disposizioni avute dai sindacalisti Carone Arturo Carone e Francesco Blaganò e da quelli locali Carlo Niccoli e Arcangelo Arrigo.

I nervi erano a fior di pelle e ci furono molte denunce. In altri paesi, però, la stessa forma di occupazione, causò anche dei morti.

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Si concludeva così, in modo alquanto soddisfacente “sulla carta” per i contadini, la prima fase dell’occupazione delle terre.

Ma non furono rose e fiori. Iniziarono, infatti, sul piano legale, una lunga serie di vertenze tra i proprietari e gli agricoltori, con i primi che cercavano cavilli di ogni genere per rilasciare il più tardi possibile i terreni.

Infatti, dopo il predetto fondo De Luca, la Cooperativa fece domanda anche per avere il fondo di “Campodorato” di Leopoldo Rossi per 1.000 tomolate e di Felice Ventura per 50 tomolate. Non vi fu alcuna risposta da parte della Commissione e dunque la Cooperativa presentò ricorso, così come risulta dal Registro dei Ricorsi n. 10/50 e 11,14/50 della Pretura del Tribunale di Nicastro. La vertenza, però, rimase completamente insoluta. 

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I  “Decreti Gullo”, dopo due anni dalla loro pubblicazione, furono sostituiti con i “Decreto Segni”, emanati dal nuovo Ministro dell’Agricoltura, appunto Antonio Segni (che poi divenne Presidente della Repubblica”) che ne ampliò l’interpretazione e l’applicazione. Secondo la nuova versione, era prevista anche l’assegnazione delle terre “parzialmente incolte o mal coltivate”. Ne nacque una mobilitazione generale in vista delle tanto agognate, e ormai facilmente raggiungibili, occupazioni delle terre. Il nuovo decreto sarebbe andato in vigore il 17 settembre 1946 e fu quella la data che, automaticamente, fu stabilita per le occupazioni.

Già a febbraio, comunque, nella Marina di Falerna erano avvenute a singhiozzo varie occupazioni.

Di seguito, il 24 aprile, un gruppo di contadini aveva occupato dieci appezzamenti di terreno in zona vincolata nel bosco “Monache” di proprietà comunale. Gli occupanti furono tutti imputati di disossamento abusivo dal Pretore di Nocera. 

I contadini, però, evitarono il processo penale per l’estinzione del reato mediante a un decreto di amnistia del 22 giugno 1946.

(Pretura di Nocera, n. 190/sent. 146, anno 1946).

 

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A Nocera "La Proletaria" fu costituita il 26 novembre 1944 con atto del notaio di Nocera Felice Ventura fu Pasquale nel suo studio in Via Valle.
La denominazione la riportava quale cooperativa di produzione e consumo a responsabilità limitata. L’atto di costituzione ancora si conserva.
Non ne fecero parte solo contadini ma, come anche negli altri paesi, persone di tutte le categorie sociali, con la popolazione che si mostrò abbastanza unita sulla strada del miglioramento delle condizioni economiche dei fratelli più poveri.

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l 21 aprile 1944, dopo la svolta di Salerno che vide quale principale fautore Palmiro Togliatti, il generale Badoglio potè formare un nuovo governo di coalizione in cui entrarono a far parte tutti i partiti del C.L.N., compresi anche i Comunisti, ai quali fu assegnata la vicepresidenza del Consiglio, ricoperta dallo stesso Togliatti.
Quale nuovo Ministro dell’Agricoltura e Foreste fu incaricato il calabrese Fausto Gullo, comunista. Questi, in più di un’occasione, tenne dei comizi anche a Nocera.
Da ministro, conoscitore delle problematiche meridionali, emanò i famosi decreti-legge, meglio conosciuti come “Decreti Gullo”.
Tra questi, il più importante fu il quarto, il n. 279 del 19 ottobre 1944, emanato per risolvere i problemi delle terre incolte.

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A Nocera, dal punto di vista politico, non c’era pace da anni. La lotta era incessante. Da una parte i ricchi del paese, dall’altra i braccianti e gli operai, alla cui guida c’era sempre Michele Manfredi - Gigliotti.

I primi erano alla guida del paese, i secondi all’opposizione.

Inoltre, l’assessore preposto al servizio dell’annone, era anche presidente dell’altra cooperativa del paese, l’Industriale, quella dei ricchi.

L’Amm. Comunale, forte di questa situazione, si macchiò, nei confronti della Cooperativa di Consumo Risorgimento, di qualche nefandezza inerente al servizio di approvigionamento. Non mancarono comizi con botte e risposte alquanto violenti e varie manifestazioni. La situazione era molto tesa. Finchè Manfredi - Gigliotti non denunziò alcuni fatti al Prefetto Porro.

L’Ispettore Prov.le Annonario cav. Fonte stilòallora una relazione sulla situazione, illustrandone lo stato di pericolosità sociale.