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Storia e Tradizioni
Un viaggio a Nocera ai tempi della grande guerra, raccontato da profughi veneti PDF Stampa E-mail
Venerdì 14 Maggio 2010 22:44

Grande Guerra/Prima guerra mondiale, archivio interviste di Camillo Pavan

Trascrizioni, al grezzo e pressoché integrali, delle interviste effettuate dal 1984 al 1999 nel corso delle ricerche di storia locale e sulla popolazione civile friulano-veneta durante l'ultimo anno della Grande Guerra. Le cassette originali sono conservate nell'archivio dell'autore. Copia di quelle registrate fra l'84 e il '93 — sul lavoro lungo il fiume Sile e sul radicchio rosso di Treviso — è presente (digitalizzata) presso la Società di Mutuo Soccorso Ernesto de Martino a Venezia.

Angela Salviato, Musile di Piave (VE)

Nata nel 1907 in località Case Bianche.

Nastro 1993/6 - Lato B             13 settembre 1993

Siamo partiti proprio il 1. novembre 1917 e c'erano i soldati che passavano con un ponte di barche di qua del Piave. Quando siamo partiti era di mattina verso le 9,30-10. Io allora abitavo sotto Musile, finché non mi sono sposata, e dopo sposata anche, per un po'. Dopo sono venuta ad abitare a Fossalta.
A Musile abitavo in località Case Bianche.
Quando sono partita profuga ho fatto otto giorni di treno. Giorno e notte finché non siamo arrivati in Calabria a Nocera Terinese. Ma prima eravamo stati fermi per quindici giorni.
A Nocera Terinese siamo rimasti per circa due anni.
Dalle Case Bianche abbiamo dovuto fuggire perché hanno tagliato l'argine del Sile e un metro e mezzo di acqua è entrato nella nostra terra e nella nostra casa.
Avevamo la campagna, sono arrivate le guardie e ci hanno mandato via...
Per prima tappa ci siamo fermati a Campo de Piero, da Romanese. Lo chiamano meglio Campopiero, ma anche da là abbiamo dovuto andarcene.
Siamo partiti il 1. di novembre, il giorno di tutti i santi. Siamo andati a piedi a prendere il treno a Meolo. Io avevo un mio fratello piccolo in spalla e l'ho portato per tutti quei chilometri. Eravamo sei fratelli e nostro padre non si sapeva dove fosse perché era in guerra.

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La Trocca PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Macchione   

Il giorno del Venerdì Santo è il giorno dell'attesa più lunga. Già quando è ancora mattino si pensa alla sera.
E il giorno, l'ultimo giorno prima del Sabato Santo, trascorre veloce.
Nel pomeriggio si svolge la solenne liturgia dell'adorazione della Croce.
E' annunciata col suono della trocca, la stessa usata durante le funzioni della Cena del giovedì sera.
Questo arnese, da anni (forse da secoli) sempre lo stesso, è un pezzo di legno rettangolare, grande una trentina di centimetri, con ai lati due maniglie di ferro e che s'impugna da una apposita fessura. Agitato, le maniglie sbattono sul legno e producono il tipico rumore, familiare, tradizionale, amato.
La trocca percorre le vie principali del paese e anche molte strade secondarie.

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Giovedì Santo PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Macchione   

La "Cena"

Le visite dei fedeli alla Madonna continuano, naturalmente, per tutta la giornata di mercoledì e giovedì.
Giovedì sera, poi, è la volta di una celebrazione molto sentita, ieri, più che oggi, parte integrante del "sistema generativo" del grande complesso di emozioni che accompagna la Settimana Santa a Nocera.
Nella Chiesa di San Giovanni si svolge la "Messa della Cena" ("Missa in Coena Domini "), in commemorazione dell'Ultima Cena, nel corso della quale si procede alla lavanda dei piedi. Un rito che a Nocera e in molti centri dell'Italia meridionale si è sempre svolto nei secoli, anche quando, per un lungo periodo, risultava abolito per decisione di Pio IX (il rito, poi, fu ripristinato nel 1959 da papa Giovanni XXIII, che personalmente compì l'umile atto della lavanda e del bacio dei piedi, fatto che scatenò grande clamore e l'attenzione degli organi d'informazione).
A Nocera, la sera della Cena. davanti all'Altare Maggiore, siedono su delle panche dodici persone di età diverse. Rappresentano i dodici Apostoli. Portano un lungo camice bianco, cinto alla vita da un cordone rosso oppure azzurro. Sul capo mettono una corona di sparacogna. un'erba spinosa che cresce nelle zone poco soleggiate. L'abbigliamento degli Apostoli è uguale a quello dei portantini della Madonna nelle processioni del Venerdì Santo sera e del Sabato Santo.

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