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La Madonna Addolorata
Ed eccolo, il mercoledì.
Al mattino molti fedeli, giovani e anziani, sono pervasi da una strana fretta. Devono recarsi in chiesa, all'Annunziata, al più presto. Quel mattino, cacciano a Madonna. La frase, ricorrente in ogni discorso, sta a significare che si espone la statua della Madonna Addolorata, da un anno (dall'ultimo Sabato Santo) racchiusa in una nicchia velata. La Madonna è posta ai piedi dell'altare, circondata da fiori e piatti, al centro di una composizione denominata Sipurcu (Sepolcro). I piatti sono vassoi con degli strani "fiori": piante di grano, ceci, lenticchie, tutti fatti germogliare al buio venti o trenta giorni prima. Dal momento dell'esposizione della Madonna, comincia un "via vai" senza sosta verso la chiesa. Tutti i noceresi, di ogni ceto, a tutte le ore, vanno a farle visita. C'è chi si ferma un solo attimo, chi più tempo, chi resta tutto il giorno. Chi porta mazzi di fiori, chi altri piatti, chi olio, chi regali in oro, chi la propria devozione. Sono, i noceresi, piccole onde attratte alla riva.
Quella Madonna è un richiamo, a volte forte, a volte sottile, quando suadente, quando imperioso. E' la Madonna dei noceresi, amata, desiderata, aspettata, sempre nominata. Nella penombra,.un senso di mistero, impercettibile, avvolge menti e cuori. In quell'atmosfera particolare ci sono momenti di silenzio assoluto, con i fedeli che pregano, ognuno dentro di sé. Quel silenzio parla. E racconta. Del dolore di Gesù e della Madre. E delle pene, delle paure e delle attese di ognuno. Poi, ogni tanto, un vociare sommesso, la recita del Rosario. E i canti in dialetto nocerese, alcuni dei quali ben scolpiti nella memoria di molti. Antiche laude, nenie tristi, che ricordano la Passione e la Morte di Gesù. Due sono conosciuti più degli altri, "Ciancia ciancia Maria" ("Piangi piangi Maria") e "Ben truvatu lignu siccu" ("Ben trovato legno secco", dove il legno secco è la Croce). Dal punto di vista artistico, la statua, di forte impatto emotivo, anche per il forestiero che la vede per la prima volta, è un gruppo ligneo (in piraina, varietà del pero) risalente al `600, di chiara scuola napoletana (come si evince dai canoni artistici della scultura). A Nocera, sin dalla più tenera età, si cresce con un senso di devozione, verso questa Madonna. Il nome dello scultore è rimasto nei secoli sconosciuto. Forse per disegno divino, per non dare neanche una sorta di appartenenza artistica a questa Madonna che, davvero, è di tutti. Un'antica leggenda. da sempre alimentata dai fedeli, narra che a scolpirla fu un pastorello. E narra ancora, con soavi contorni di favola, che ad opera conclusa, dinanzi a tanta espressività, il pastorello, in un moto di pena, disse: «Cunnr t'haiu fatto pietosa, Madonna mia» e la Madonna rispose «E si daveru mi vidie, cchiù pietosa mi.fúcie». Al giovane scultore, dinanzi al miracolo di quelle parole. non resistette il cuore. Divenne cieco. <<Ppennnu `u nne fúcie n'atra `a stessa», si racconta ancora oggi ai bracieri delle vecchine. Questo narra la piccola storia, sempre trascurata dagli osservatori di turno, invasati di pragmatismo e di schemi, come se fosse un inutile orpello. Ma favola e mito, memoria e tradizione. non sono anch'essi focolai di un modo di essere, di vivere, di sentire. di partecipare? Moltissimi studiosi o giornalisti, quando scrivono, è come se volessero mandare tutti a... scuola. Non sapendo, o trascurando, che molte verità, principi, definizioni, comportamenti, nascono da una scuola più semplice, "la scuola del sentimento".
TRATTO DA: "I GIORNI DELLE EMOZIONI di Adriano Macchione - ed. Città del Sole - 2001
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