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La domenica delle palme PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Macchione   
Venerdì 26 Marzo 2010 12:31

Il primo di quei giorni è quando viene la Domenica delle Palme. Che sempre è un giorno speciale.
Da montagne e campagne, da strade e contrade, allegri gruppetti confluiscono in paese.
Anziani contadini e le donne, bambini a festa, figli e nipotini.
Il contadino ha il passo spedito. L'andatura a ginocchia piegate, a volte sembra indugiare, caracolla e vacilla, oscilla e barcolla, poi riprende il cammino.
Da anni abituato tra zolle e sentieri, e impervi terreni solcati d'aratro, il suo muoversi è l'espressione perfetta di una simbiosi tra l'uomo e la terra.
Le donne, a tutte le età, al contrario sono erette e sontuose.
E se ne ricordano di belle e spavalde: come se la condizione contadina portasse intrinseca una innata fierezza. Sulla testa portano la cannistra, e senza rischio che possa cadere. Ma non c'è sforzo di equilibrismo, sono un tutt'uno, è come attaccata, quella cesta, alla testa, come un grande parasolino, come corona sul capo a regina.
Confluiscono in paese, gli allegri gruppetti.
E portano ramoscelli d'ulivo, di lauro e parmavera, chi grandi fasci, chi piccole foglie.
La parmavera: i teneri germogli più interni alle palme, freschi e gialli perché ancora non presi dalla funzione clorofilliana.
E tra i bambini, c'è chi reca in mano la tanto desiderata cunocchia, una piccola costruzione sferica di listelli di canne, dove sono attaccate leccornie, uova piccole di Pasqua e piccoli regali in cartamoneta ricevuti da chi la porta.
Oltre alle cunocchie, altri lavoretti artigianali sono delle piccole crocette, grandi quanto una coccarda, costruite piegando in un certo modo i fili di palma.
Gli intrecci sono vari e le crocette, c'è chi le tiene in mano, chi, uomini o ragazzi, le mette all'occhiello. E poi le panareddre: micro panieri di pochi centimetri, costruiti sempre intrecciando piccoli fili di palma, gentili e geometrici.
La meta di quel mattino è la Chiesa di San Giovanni.
Durante il tragitto e una volta giunti in paese, spesso questa gente semplice fa omaggio a conoscenti o parenti di un rametto, una palma o una crocetta. E regala quelle piccole cose con il cuore grande di chi sa di dare una cosa importante. Le crocette sono ricevute sempre con piacere e trasmettono stupore per la bellezza degli intrecci.
Nel paese, nel frattempo, anche gli abitanti del luogo si recano in chiesa, pure loro con gli stessi bagagli, bambini per mano.
Nella navata, affollatissima, è quasi ressa: frusciare di rami, mormorii mal taciuti, un'aria allegra, com'era allegra la gente quel giorno quando quell'Uomo entrò a Gerusalemme.
Poi i fedeli, dietro al sacerdote, si avviano in processione (ma più che una processione è un corteo) verso il calvarioCalvario, una costruzione in cemento con impresse cinque croci, poco lontano dalle prime case del paese.
La gente attraversa Via Santa Caterina. Per il lungo viale che unisce la piazza al Calvario, è tutto un vocio, con qualche ramo a svettare qua e là, con donne che ne recano a mazzi nelle braccia come bambini neonati, con le cunocchie e le crocette a fare bella mostra di sé.
E al Calvario, quando il sacerdote dall'alto di un muretto si affretta a benedirli, tutti agitano quei rami, avidi di quell'acqua santa.
Dopo la benedizione, si va nuovamente in chiesa dove si celebra la Messa. Poi, pian piano, si ritorna verso casa. E piccoli fasci dell'ulivo, del lauro e delle palme, eccoli appesi (usanza antica?) sui davanzali di casa. sulle trabacche dei letti, accanto alle foto di qualche defunto.
E se usi una foglia di lauro in una bevanda da dare ad un bambino, ricordati sempre di farla in tre pezzi, ti raccomanda la vecchina rammentando i tempi in cui si curava così...

 

Tratto dal libro di Adriano Macchione "I GIORNI DELLE EMOZIONI" , ed. Città del Sole Edizioni - 2001

La prima foto è di Attilio Curcio tratta da http://www.nonsolopiante.it

 

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