|
Scritto da Adriano Macchione
|
|
La "Cena"
Le visite dei fedeli alla Madonna continuano, naturalmente, per tutta la giornata di mercoledì e giovedì. Giovedì sera, poi, è la volta di una celebrazione molto sentita, ieri, più che oggi, parte integrante del "sistema generativo" del grande complesso di emozioni che accompagna la Settimana Santa a Nocera. Nella Chiesa di San Giovanni si svolge la "Messa della Cena" ("Missa in Coena Domini "), in commemorazione dell'Ultima Cena, nel corso della quale si procede alla lavanda dei piedi. Un rito che a Nocera e in molti centri dell'Italia meridionale si è sempre svolto nei secoli, anche quando, per un lungo periodo, risultava abolito per decisione di Pio IX (il rito, poi, fu ripristinato nel 1959 da papa Giovanni XXIII, che personalmente compì l'umile atto della lavanda e del bacio dei piedi, fatto che scatenò grande clamore e l'attenzione degli organi d'informazione). A Nocera, la sera della Cena. davanti all'Altare Maggiore, siedono su delle panche dodici persone di età diverse. Rappresentano i dodici Apostoli. Portano un lungo camice bianco, cinto alla vita da un cordone rosso oppure azzurro. Sul capo mettono una corona di sparacogna. un'erba spinosa che cresce nelle zone poco soleggiate. L'abbigliamento degli Apostoli è uguale a quello dei portantini della Madonna nelle processioni del Venerdì Santo sera e del Sabato Santo.
|
|
Leggi tutto...
|
|
Scritto da Adriano Macchione
|
|
La lunga attesa

Dopo la Domenica delle Palme, da lunedì comincia una lunga attesa. Martedì Santo, nel pomeriggio, conclusa la liturgia delle Quarantore, durante la quale si espone il Sacramento, ha inizio nella Chiesa dell'Annunziata la cerimonia del Cireneo, articolata su una lunga serie di preghiere che hanno come motivo le sofferenze della Passione di Cristo. A Nocera, la cerimonia è quasi la continuazione ideale della funzione che si svolgeva nel XIV e XV secolo ai tempi delle confraternite. Le preghiere tipiche di questa funzione. declamate da due sacerdoti e dai fedeli con parti predefinite, sono recitate in italiano, con alcune sezioni in latino, e sono tratte da tre quaderni appartenenti ad una congregazione detta "della Beata Vergine Annunciata", esistente, per certo, nel 1777 (ma probabilmente nata già prima di quella data). Anche i testi riportati dai tre quaderni, la cui stesura è ovviamente riconducibile almeno allo stesso anno, potrebbero appartenere ad un periodo precedente, in quanto sembrano essere la copia di uno scritto più antico.
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
Scritto da Adriano Macchione
|
|
La Madonna Addolorata
Ed eccolo, il mercoledì.
Al mattino molti fedeli, giovani e anziani, sono pervasi da una strana fretta. Devono recarsi in chiesa, all'Annunziata, al più presto. Quel mattino, cacciano a Madonna. La frase, ricorrente in ogni discorso, sta a significare che si espone la statua della Madonna Addolorata, da un anno (dall'ultimo Sabato Santo) racchiusa in una nicchia velata. La Madonna è posta ai piedi dell'altare, circondata da fiori e piatti, al centro di una composizione denominata Sipurcu (Sepolcro). I piatti sono vassoi con degli strani "fiori": piante di grano, ceci, lenticchie, tutti fatti germogliare al buio venti o trenta giorni prima. Dal momento dell'esposizione della Madonna, comincia un "via vai" senza sosta verso la chiesa. Tutti i noceresi, di ogni ceto, a tutte le ore, vanno a farle visita. C'è chi si ferma un solo attimo, chi più tempo, chi resta tutto il giorno. Chi porta mazzi di fiori, chi altri piatti, chi olio, chi regali in oro, chi la propria devozione. Sono, i noceresi, piccole onde attratte alla riva.
|
|
Leggi tutto...
|
|
Scritto da Adriano Macchione
|
|
Venerdì 26 Marzo 2010 12:31 |
|
Il primo di quei giorni è quando viene la Domenica delle Palme. Che sempre è un giorno speciale. Da montagne e campagne, da strade e contrade, allegri gruppetti confluiscono in paese. Anziani contadini e le donne, bambini a festa, figli e nipotini. Il contadino ha il passo spedito. L'andatura a ginocchia piegate, a volte sembra indugiare, caracolla e vacilla, oscilla e barcolla, poi riprende il cammino. Da anni abituato tra zolle e sentieri, e impervi terreni solcati d'aratro, il suo muoversi è l'espressione perfetta di una simbiosi tra l'uomo e la terra. Le donne, a tutte le età, al contrario sono erette e sontuose. E se ne ricordano di belle e spavalde: come se la condizione contadina portasse intrinseca una innata fierezza.
|
|
Leggi tutto...
|
|